Quando si parla di ragù alla bolognese, ci si trova di fronte a un piatto iconico della cucina italiana, che ha ricevuto nel tempo diverse interpretazioni e reinterpretazioni. Chi non ha mai assaporato una pasta con il ragù? Eppure, la verità è che il ragù che pensiamo di conoscere è ben diverso dalla ricetta originale. In questo approfondimento, analizzeremo i miti da sfatare e le caratteristiche autentiche di questo piatto, che è diventato simbolo non solo della tradizione culinaria emiliana, ma di tutta l’Italia. La questione è semplice: cosa c’è di vero in tutto ciò che crediamo di sapere sul ragù alla bolognese?
Il primo mito: il pomodoro non è l’ingrediente principale
Una delle prime cose da sapere è che il pomodoro, pur essendo presente, non è l’ingrediente principale del ragù alla bolognese. In molte ricette che circolano, il pomodoro viene utilizzato in quantità abbondanti, ma in realtà la ricetta tradizionale bolognese prevede che sia solo un condimento e non il protagonista. La vera essenza del ragù sta nella carne, che deve essere di alta qualità e cotta lentamente. La carne macinata di manzo, e in alcune varianti anche di maiale, è il cuore di questo sugo, che deve cuocere per diverse ore per sviluppare sapori complessi e profondi. Lo raccontano anche gli chef bolognesi, che sottolineano come l’uso eccessivo di pomodoro possa coprire il sapore della carne, rendendo il piatto meno autentico.

Quindi, se stai seguendo una ricetta che prevede un’abbondante quantità di pomodoro, è tempo di riconsiderare. La carne deve essere accompagnata da aromi, come cipolla, carota e sedano, che formano il classico soffritto, e un po’ di vino rosso per deglassare e dare profondità al sapore. Un aspetto che molti sottovalutano è l’importanza di un buon brodo, che può essere vegetale o di carne, per rendere il ragù ancora più saporito durante la cottura.
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Il secondo mito: la pasta deve essere sempre tagliatelle
Un’altra convinzione errata è che il ragù alla bolognese debba essere servito esclusivamente con le tagliatelle. Certo, le tagliatelle sono un abbinamento tradizionale e perfetto, ma non sono l’unica opzione valida. In realtà, in Emilia-Romagna, il ragù viene spesso utilizzato anche per condire altri tipi di pasta, come le lasagne, che sono un piatto emblematico della cucina regionale. Inoltre, il ragù può accompagnare anche la polenta, creando un abbinamento inaspettatamente delizioso.
Quindi, se hai sempre pensato che solo le tagliatelle potessero fare da cornice a questo sugo, è tempo di ampliare i tuoi orizzonti culinari. Prova a sperimentare con altri formati di pasta o con piatti al forno. Il segreto è che il ragù deve essere in grado di avvolgere la pasta in modo armonioso, creando un equilibrio perfetto di sapori. Ti racconto cosa mi è successo: una volta, ho provato a servire il ragù su un letto di gnocchi di patate e il risultato è stato straordinario. Ogni boccone era un’esplosione di sapore che ha colpito tutti i miei ospiti.
Il terzo mito: la cottura deve essere rapida
Molti credono che il ragù alla bolognese possa essere preparato in poco tempo, ma in realtà, la sua preparazione richiede pazienza. Un ragù che si rispetti deve cuocere a fuoco lento per almeno due ore, se non di più. Durante questo tempo, i sapori si amalgamano e si intensificano, creando quella complessità che contraddistingue un ragù autentico. La cottura lenta permette alla carne di diventare tenera e di assorbire tutti gli aromi. Chi vive in città lo nota ogni giorno: la fretta non è amica della vera cucina italiana.
Inoltre, è importante mescolare di tanto in tanto il ragù durante la cottura, in modo che non si attacchi al fondo della pentola. Un aspetto che sfugge a chi non ha mai preparato un ragù alla bolognese è l’importanza del “riposo”. Una volta cotto, il ragù deve riposare per un po’ di tempo prima di essere servito. Questo passaggio consente ai sapori di amalgamarsi ulteriormente, rendendo il piatto ancora più ricco e saporito.